Boston…Un genio al servizio dell’umanita’

Dopo ulteriori mizia-labglia,faccio rip0zuAVITR5QrUJIw-zGIMhlwFm1d_EXWpDJLwln5sLEtorno a New Orleans,attraversando uno dei tanti e lunghissimi ponti sul mare,sempre sotto uno splendido Sunset,proprio nella giorno della Commemorazione di Katrina…last day in downtown e poi imbarco con ritorno a Boston.

Dedico il mio ultimo articolo dello splendido Tour nel Deep South of Usa,alla mia Great Aunt,alla sua ricerca,al suo lavoro,ai suoi sacrifici da oltre vent’anni,a Boston e Cambridge,citta’ che ci hanno adottato e sentiamo come casa nostra,noi Tesco unici nel cognome e sparsi in ogni parte del mondo.

Riporto un articolo del tirreno di qualche anno fa,intervista a mia Zia che in questo viaggio e’ stata un appoggio fondamentale per translator,logistica,cameraman…

PRATO. E’ una pratese, la scienziata che sta studiando il meccanismo di regolazione della beta-amilode, la proteina che si accumula in eccesso nel cervello delle persone malate di Alzheimer. Giuseppina Tesco, 49 anni, lavora al dipartimento di neuroscienze presso la Tufts University di Boston, dove l’abbiamo contattata telefonicamente per chiederle a che punto è la ricerca in questo campo: «Con il mio staff stiamo lavorando allo studio di una terapia – spiega – Negli ultimi anni sono stati fatti enormi passi avanti».

«Purtroppo – prosegue – finora questi trattamenti hanno funzionato poco sui pazienti, probabilmente perché si attuano in ritardo, solo quando la malattia viene diagnosticata. Per questo una diagnosi precoce dell’Alzheimer è essenziale per iniziare una terapia».  Nel 2007 Tesco scopre che l’enzima da cui deriva la proteina responsabile dello sviluppo dell’Alzheimer può essere regolato e aumenta come conseguenza di un’ischemia o un trauma cerebrale.
«Si prevede che nel 2050, una persona ogni 30 secondi si ammalerà di Alzheimer – sostiene – Questo è dovuto all’aumento della popolazione anziana e all’allungamento della prospettiva di vita. In America si attende lo “Tsunami d’argento”, l’arrivo, cioè, di un’ondata di ultra 65enni sui quali l’Alzheimer ha maggiori possibilità di svilupparsi».
La scintilla tra Giuseppina Tesco e la ricerca in campo medico è scoccata quando la scienziata era ancora una studentessa universitaria approdata alla Facoltà di medicina dalle aule del liceo classico “Cicognini” di Prato. Al momento della tesi di laurea scelse di affrontare una ricerca di laboratorio guadagnandosi così una specializzazione in neurologia e il passaporto per le migliori università degli Stati Uniti.
«Ho scelto di frequentare il dottorato negli Usa perché in Italia non vedevo alcuna possibilità di carriera – racconta – Mentre negli Stati Uniti quello dello scienziato è un lavoro riconosciuto e ben remunerato, da noi la ricerca è portata avanti da dottorandi retribuiti con stipendi ridicoli».
In America, quello della ricerca è un libero mercato disciplinato da regole meritocratiche. E’ il ricercatore ad adoperarsi in prima persona per ottenere un contratto di lavoro presso un laboratorio. Dopo le prime esperienze, le viene offerta la possibilità di trasferirsi al Massachussets General Hospital di Harvard, a Boston.
«Ci sono stata per molti anni – racconta – poi, quando il sistema governativo mi ha finanziato e pubblicato un articolo sulla ricerca che stavo conducendo, ho iniziato a cercare lavoro da una’altra parte; anche per dimostrare la mia indipendenza. Ed ho avuto un’offerta dalla Tufts University».
Qui, Giuseppina Tesco è assistant professor, alla guida di un staff di 4 persone che lavora all’interno del suo laboratorio. «Il prossimo step sarà ottenere una promozione che comporta da parte dell’università l’impegno finanziario a sostenermi a vita – dice – in quanto, un laboratorio è come una piccola impresa, la gran parte del suo successo dipende dalla capacità di ottenere finanziamenti da investire nel personale, negli strumenti e nei materiali».
«Oggi mi ritengo una persona fortunata perché ho realizzato il mio sogno – continua – Fare lo scienziato è soprattutto uno stato mentale e se ho potuto farlo è anche grazie alla mia famiglia, che mi ha sempre supportato in ogni mia scelta, economicamente e non solo». La dottoressa Tesco ci lascia rivolgendo un pensiero ai giovani ricercatori italiani: «Se ci credete fate le valigie e partite il prima possibile, altrimenti perderete solo tempo. D’altronde, da un seme piantato nel deserto non ci si può aspettare molto…».

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